|
|
|
|
Alzheimer (news gennaio 2003)
Donepezil e galantamina a confronto
Eisai e Pfizer ritengono che donepezil, il loro farmaco inibitore dell’acetilcolinesterasi, presenti caratteristiche migliori rispetto al concorrente galantamina ( Shire/Janssen ) nel trattamento della malattia di Alzheimer di media gravità. Tale conclusione e’ basata su uno studio in aperto, della durata di 12 settimane, che ha coinvolto 120 pazienti ed era stato principalmente disegnato per esaminare la sicurezza e la tollerabilità dei due composti.
Secondo i dati ottenuti illustrati recentemente nell’ambito del VII Simposio internazionale sugli avanzamenti nella cura dell’Alzheimer, svoltosi a Ginevra -, i soggetti che avevano ricevuto donepezil mostravano benefici superiori rispetto al gruppo trattato con galantamina, secondo la scala ADAS-cog e l’esame Minimental; sono stati osservati, inoltre, miglioramenti nelle attività quotidiane.
Lo studio citato da una parte costituisce il primo confronto diretto tra questi due farmaci impiegati nel trattamento della malattia di Alzheimer, dall’altra si inserisce in una tendenza più generale legata alla forte competizione esistente nel settore. Nel 2000, Eisai e Pfizer avevano presentato un altro studio che metteva a confronto donepezil e rivastigmina (Novartis), in cui sembrava che donepezil fosse meglio tollerato. I dati, tuttavia, sono stati confutati da Novartis che, fiduciosa nel proprio prodotto, ha dato avvio ad una indagine su 1000 pazienti, i cui primi risultati saranno disponibili il prossimo anno.
Il ricercatore inglese Roy Jones, responsabile dello studio su donepezil e galantamina, ritiene che i dati siano attendibili e ha affermato : “Entrambi i farmaci sono buoni, ma Aricept (donepezil) si comporta un po’ meglio.
Tuttavia, in un campo dove fino a pochi anni fa non esisteva nulla, tutti i prodotti sono importanti e i dati non significano che galantamina non sia utile. Riteniamo infatti che sia donepezil sia galantamina siano efficaci”.
Ciononostante le azioni della Shire sono in flessione, in quanto galantamina e’ un prodotto chiave per l’azienda.
Galantamina e’ l’ultima arrivata sul mercato, e resta da dimostrare se i vantaggi teorici di un doppio meccanismo-al blocco dell’acetilcolinesterasi si aggiunge la modulazione dei recettori nicotinici, e la conseguente amplificazione del segnale colinergico- si traducano in un reale beneficio terapeutico.
A commento dei risultati, Shire ha affermato che lo studio ha coinvolto una popolazione ridotta, ha avuto breve durata e che i dati non sono in linea con quelli sinora accumulati per galantamina; inoltre e’ stato svolto , in aperto, quindi e’ soggetto ad errori.
Secondo Shire, uno dei vantaggi di galantamina risiede nel fatto che la dose iniziale e’ bassa e viene aumentata gradualmente, e , in realtà i pazienti non dovrebbero cominciare la terapia con un dosaggio pieno. In tal senso non e’ chiaro che tipo di titolazione sia stata utilizzata nello studio, un aspetto importante poichè individui trattati subito con un dosaggio elevato possono mostrare effetti collaterali più frequenti.
Nuove evidenze supportano la terapia con il “nerve growth factor” nella malattia di Alzheimer
Uno studio preclinico ha fornito nuovi dati a sostegno della possibilità che il “nerve growth factor” (NGF) sia in grado di curare il danno neurodegenerativo che si osserva in individui affetti da malattia di Alzheimer, come recentemente pubblicato in Proceedings of the National Academy of sciences. Ricercatori americani e inglesi hanno scoperto che la somministrazione diretta di NGF in neuroni colinergici del proencefalo basale antagonizza le anomalie in termini di dimensioni e numero di cellule. Gli autori suggeriscono che il danno neurodegenerativo potrebbe essere correlato ad anomalie nel trasporto e nei meccanismi trasduzionali della neurotrofina e , quindi, che grazie alla somministrazione di NGF si potrebbe curare la malattia di Alzheimer. Anche altri studi stanno prendendo in considerazione terapie basate sull’utilizzo di NGF. Tra di essi, e’ in corso uno studio di fase I di terapia genica basata sul trapianto cerebrale di fibroblasti in grado di produrre NGF nel cervello di pazienti affetti da malattia di Alzheimer.
Rischio di malattia tra i familiari di primo grado dei soggetti con malattia di Alzheimer
J. Scott Roberts e Cathleen M. Connell
Una ricerca importante e’ stata condotta sulle attitudini, le convinzioni, le esperienze riguardo la malattia di Alzheimer (AD), tra i parenti di primo grado dei pazienti, un gruppo che e’ ad aumentato rischio di AD e che spesso e’ coinvolto nel compito di prendere decisioni riguardo le cure dei familiari affetti. Figli e fratelli (n=203;intervallo di età 30-92 anni; 75% femmine) di soggetti con malattia di Alzheimer hanno completato un questionario (tasso delle risposte 90%) che valutava la raffigurazione mentale dei pazienti AD, incluse la conoscenza, le convinzioni sulle cause e sulle cure, l’angoscia, la percezione della minaccia. In generale, i parenti erano bene informati sulla malattia di Alzheimer, avevano un appropriato senso del loro rischio di malattia ed erano in grado di riconoscere i fattori eziologicamente significativi. Tuttavia , molti partecipanti avevano un’idea sbagliata riguardo l’AD (ad es., ritenendo che molti casi sono ereditari) e su quali potevano essere aspettative non realistiche per lo sviluppo di future terapie. I livelli di angoscia e di minaccia percepiti erano generalmente elevati e associati con il sesso femminile e con la più giovane età. L’AD rappresentava la principale preoccupazione di un terzo circa dei parenti di primo grado. Per correggere le concezioni sbagliate sulla genetica dell’AD e per diffondere informazioni sulla disponibilità di cure efficaci sono necessari sforzi mirati a un’educazione sanitaria così come ulteriori ricerche sulla rappresentazione della malattia sono auspicabili per meglio comprendere il modo di affrontare la malattia e di prendere le decisioni tra i soggetti a rischio di AD.
Capacita’ di comunicazione dei pazienti con malattia di Alzheimer avanzata
Le capacità di comunicazione di 49 pazienti con malattia di Alzheimer in stato avanzato sono state esaminate e poste in relazione ad altri indicatori di malattia avanzata (ad esempio, incontinenza e attività motoria). Per valutare la gravità della demenza sono state utilizzate due scale note: la Global Deterioration Scale e la Functional Assessment Stages, che prevedono che le capacità di comunicazione negli individui con malattia di Alzheimer avanzata siano minime o non esistenti. I pazienti del campione studiato hanno mostrato delle capacità di comunicazione e una produzione verbale maggiori di quanto non sarebbe stato prevedibile in base alle scale utilizzate.