Vulnerabilità agli attacchi di panico: possibile causa biologica.

 

Nello scatenamento degli attacchi di panico, problema che affligge il 2% della popolazione mondiale, sarebbe implicata un’anomalia genetica. Come responsabile di questa vulnerabilità è stata individuata una piccola regione del cromosoma 15, che appare raddoppiata nei pazienti colpiti da questo disturbo d’ansia. A portare argomenti interessanti per l’origine genetica degli attacchi di panico ha contribuito uno studio ipotizzato e condotto dai ricercatori dell’Istituto di biologia medica e molecolare di Barcellona che hanno pubblicato i loro risultati sulla rivista New Scientist.

Studiando di generazione in generazione alcune famiglie, i cui componenti erano colpiti da attacchi di panico, agorafobia, e altre fobie sociali, Xivier Estivitt e la sua èquipe di studiosi hanno scoperto che nove su dieci pazienti affetti da questi disturbi erano portatori della duplicazione di una piccola regione del cromosoma 15, denominata "Dup 25" . Da questa zona cromosomica che contiene più di sessanta geni, di cui finora ventitré sono stati identificati, vengono codificate le proteine deputate al controllo della comunicazione fra neuroni. Una concentrazione elevata di queste proteine o forse anche di una sola di esse nel cervello potrebbe rendere il paziente eccessivamente sensibile a situazioni stressanti, così da esporlo alla vulnerabilità per i disturbi d’ansia.

Al fine di verificare se le duplicazioni della zona individuata fosse una caratteristica specifica delle famiglie di pazienti in osservazione, l’equipe di studiosi spagnola ha analizzato 70 persone affette da attacchi di panico: il 97% presentano questa anomalia contro il 7% della popolazione di controllo. Per completare questa brillante ricerca rimane da identificare con esattezza quale gene della "Dup25" sia legato ai disturbi d’ansia e alle loro complicazioni paniche, perché, se individuato, si potranno allora trovare farmaci capaci di sopprimere il gene implicato o la proteina da esso codificata aiutando così i pazienti a dominare le loro paure con terapia eziologicamente mirata.