marzo 2003
Drug treatment of depression: reflections on the evidence
Advances in Psychiatric Treatment 2003;09-11-20
Vi è grande disponibilità di linee guida per il trattamento della depressione, e alcune delle più recenti sono esplicitamente evidence-based.. Tutte, però, a detta dell’autore, tendono a minimizzare le incertezze e glissano sulle zone di difficoltà. Obiettivo del presente articolo è di esaminare tre aree di incertezza:
1) Le soglie di gravità e, per la depressione lieve, il periodo di malattia per il quale gli antidepressivi sono più efficaci del placebo;
2) Il passo successivo nel trattamento farmacologico nel caso un paziente non abbia risposto in maniera adeguata a un primo antidepressivo;
3) Quanto a lungo il trattamento con antidepressivi dovrebbe essere raccomandato in relazione ai bisogni del paziente individuale.
The evidence base for cognitive-behavioural therapy in depression: delivery in busy clinical settings
Advances in Psichiatric Treatment 2003- 9:21-30
L’articolo analizza le basi di evidenza per la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) nella depressione alla luce del documento “Treatment choice in psycological therapies and counselling” del Department of Health americano. Il documento identifica la CBT quale strumento psicologico con la più forte base di evidenza tra gli interventi psicosociali, ma non descrive COME erogare CBT all’interno del Servizio Sanitario Nazionale. Sebbene il modello di offerta più diffuso sia quello tradizionale degli appuntamenti settimanali “faccia a faccia”, scarsa è la letteratura sugli esiti che conferma questa tradizione. Gli autori descrivono metodi alternativi e ne analizzano le potenzialità di efficacia.
Topiramate in the treatment of binge eating disorder associated with obesity: a randomised, placebo-controlled trial.
Am J Psychiatry 2003;160:255-261
Il topiramato è un agente antiepilettico associato con perdita di peso. Obiettivo dello studio è di valutare il topiramato nel trattamento del disturbo di alimentazione parossistico associato con obesità. 61 soggetti (53 donne, 6 uomini), con indice di Massa Corporea superiore o uguale a 30 KG/m2 vengono assegnati in modo random a ricevere per 14 settimane topiramato in dose flessibile (25-600mg/die) o placebo. Le conclusioni evidenziano efficacia e buona tollerabilità del topiramato nel trattamento a breve termine.
Mood stabilisers plus risperidone or placebo in the treatment of acute mania
BIP 2003; 182:141-147
Pochi studi in doppio-cieco hanno esaminato l’efficacia della combinazione di uno stabilizzatore dell’umore con un antipsicotico atipico nel trattamento della mania acuta. Obiettivo degli autori è di verificare l’efficacia del risperidone in associazione con uno stabilizzatore dell’umore. Le conclusioni evidenziano la superiorità del risperidone rispetto al placebo quando usato in combinazione con il litio o con il dival-proex.
gennaio 2003
AG Montoya, R. Sorrentino , SE Lukas,
BH Price
Long-term neuropsychietric consequences of “ecstasy” (MDMA) : a review
Harvard Rev Psychiatry 2002; 10: 212-220
Vari studi sperimentali sembrano indicare che la droga “Ecstasy” (3,4 metilendiossimetamfetamina, MDMA) danneggia i neuroni serotonergici negli animali e probabilmente anche negli esseri umani. L’uso continuativo sembra indurre effetti neurotossici a lungo termine, con implicazioni cognitive e comportamentali. Attraverso una revisione della letteratura preclinica e clinica sull’argomento, gli autori intendono verificare il grado di evidenza a favore di effetti neuropsichiatrici persistenti negli esseri umani. I disturbi più di frequente associati all’assunzione ripetuta di MDMA risultano essere disturbi del sonno, dell’umore, d’ansia, elevata impulsività, deficit di memoria e problemi di attenzione, e tali disturbi possono persistere fino a due anni dall’ultima assunzione. Gli auroti concludono per la necessità di ulteriori studi sugli effetti neuropsichiatrici a lungo termine ( nonchè eventualmente permanenti) della distribuzione dei neuroni serotonergici indotta dall’MDMA.
JH Kocsis, A. Schatzberg, J. Rush, DN Klein et al.
Psychosocial outcomes following longterm, double-blind treatment of chronic depression with setraline vs placebo
Arch. Gen Psychiatry 2002 ; 59:723-728
Le forme croniche di depressione risultano associate con un significativo impoverimento funzionale e psicosociale. Tuttavia, ad oggi nessuno studio ha misurato le funzioni psicosociali in questa popolazione in seguito a un trattamento antidepressivo di mantenimento a lungo termine o in seguito a discontinuità del trattamento in doppio cieco. Lo studio presentato valuta continuità o discontinuità del trattamento , dopo una fase di trattamento a breve termine e di consolidamento, confrontando la terapia di mantenimento in un gruppo assegnato a sertalina versus un gruppo assegnato a placebo. I risultati indicano che l’interruzione del trattamento provoca il frequente riemergere dei sintomi e la perdita dei progressi psicosociali ottenuti, anche se i vantaggi ulteriori della terapia a lungo termine rispetto a quanto acquisito nelle prime fasi del trattamento sono di modesta entità.
maggio 2002
DEPRESSIONE E ANZIANI
I pazienti anziani depressi presentano un rischio elevato di ricaduta anche in assenza di eventi stressanti o di concomitanti patologie fisiche. Nella pratica clinica questi pazienti vanno attentamente monitorati al fine di identificare tempestivamente l’eventuale ricaduta.
Per un corretto follow-up è indispensabile la collaborazione tra psichiatra e medico di base.
DEPRESSIONE RICORRENTE E TERAPIA
La depressione si presenta spesso come un disturbo cronico e ricorrente. Studi clinici hanno dimostrato che la terapia a lungo termine riduce significativamente il rischio di ricadute e ricorrenze. In effetti, i pazienti trattati con SSRI che proseguono la terapia per almeno 120 giorni, senza modificazioni, hanno minori probabilità di presentare ricadute e ricorrenze.
DEPRESSIONE E RISCHIO DI MORTE
Gli studi sulla mortalità sono importanti in quanto parte integrante degli sforzi atti a sviluppare una compressione globale dell’esito dei disturbi psichiatrici sulla salute fisica. Nella popolazione anziana la depressione minore aumenta i rischi di morte negli uomini, la maggiore in entrambi i sessi.
DEPRESSIONE E PERFUSIONE CEREBRALE
Esiste un grande interesse relativamente allo studio dei substrati cerebrovascolari della depressione geriatria. In effetti, la depressione in tarda età sembra essere correlata alla presenza di modificazioni vascolari in specifiche regioni cerebrali.
DEPRESSIONE E SOSPENSIONE DAL FUMO
L’ associazione tra depressione e fumo è stata ampiamente stabilita. Gli studi hanno evidenziato che un’elevata percentuale di fumatori che cerca un trattamento per smettere di fumare presenta una storia lifetime di depressione maggiore. I dati a disposizione suggeriscono che i soggetti che smettono di fumare hanno una storia di depressione presentano un rischio più elevato di insorgenza di depressione dopo trattamenti per l’interruzione del fumo.
SONNO E DEPRESSIONE
Sia dal punto di vista clinico che dal punto di vista epidemiologico, esiste l’evidenza di un’associazione tra disturbi del sonno e depressione. Gli studi sulla prevalenza forniscono evidenze relative alla variazione in parallelo di disturbi del sonno e depressione. In particolare, i disturbi del sonno da soli sono fattori predittivi del rischio di insorgenza di depressione.
DEPRESSIONE A RISCHIO SUICIDARIO
Il suicidio è l’ottava causa di morte nella popolazione generale ed è tra le prime tre nella fascia di età tra 18 e 24 anni. In corso di episodio depressivo maggiore la percezione soggettiva degli eventi stressanti, più che la quantità oggettiva, è maggiormente associata a comportamento suicidiario.
ANTIDEPRESSIVI E DOLORE
I farmaci antidepressivi possono esercitare il loro effetto terapeutico non solo nei disturbi psichiatrici ma anche in quelli algici. I benefici derivanti da questi farmaci possono dipendere dalle diverse proprietà dei recettori serotoninergici nelle differenti regioni periferiche e cerebrali